Dissertazioni  tristi

img_2746

Le sale operatorie hanno finestre che non si aprono. E non per paura che qualcuno si butti di sotto, anche se a volte la disperazione ti coglie distratto e impreparato. Le finestre sono chiuse e protette da una rete per impedire l’accesso ad animali e insetti di qualunque natura, soprattutto se dotati di senso pratico e abili ad aprire finestre sigillate. Fra la finestra e la rete si crea uno spazio di una decina di centimetri.

Io in sala operatoria ci lavoro, sono un anestesista. E bevo molti thè. E quando li bevo guardo fuori dalla finestra. Ammiro il parcheggio zeppo di auto, il grande cerchio giallo bianco e blu disegnato sull’asfalto che segna la pista di atterraggio dell’eliambulanza e qualche sparuta gazza ladra annoiata senza nulla da rubare.  Il panorama fa abbastanza schifo, ma almeno è colorato. Quando sei molto fortunato incontri con gli occhi i taglia-aiuole, sgargianti nelle loro tute arancioni, che spiccano sullo sfondo nebbioso di certe mattine tristi.

Lui, il protagonista di questa storia, vive in quell’intercapedine finestra-rete. Non so che insetto sia. La prima volta che l’ho visto credevo fosse morto. Ma è lì da un mese e in punti diversi, quindi è vivo. Chissà come ha fatto a entrare. Forse c’è sempre stato. Tutti i giorni condividiamo la prospettiva di un pezzettino di mondo. Ma lui vede? Soffre? La vuole la libertà? Sa che esistono insetti liberi? Oppure crede che quei dieci centimetri dietro alla rete siano la sua unica possibilità di esistere?

Quante possibilità abbiamo di esistere?

Il dottore specializzando con me oggi mi racconta di suo fratello quarantenne diventato demente e morente per il morbo della mucca pazza. Due bimbi senza più un padre, morto ancora prima di morire. La mia paziente invece ha un tumore al cervello grosso come un carciofo. Ha trent’ anni. E nessuna speranza. E poi ci sono i bambini con la leucemia il mercoledì, quelli coi tumori rari quanto la vincita al lotto, il dolore, l’impotenza, la rabbia, l’amarezza. E il disprezzo per chi la vita invece sceglie di toglierla, quando salvarla è troppo difficile. Medici che, contravvenendo al principio primo della medicina, uccidono pazienti trasformandosi in carnefici assassini.

Perché poi, diciamocela tutta, a noi chi ci ha insegnato a fare i medici? Chi ci ha scremato per umanità? Non certo il corso di laurea. Quello serve a imparare la scienza. E il cuore, mica tutti ce l’hanno. Quando stavo in cardiochirurgia ci buttavo sempre un occhio, dopo la sternotomia, convinta prima o poi di trovare uno spazio vuoto, lì sotto. E ai medici, quelli veri, nati col cuore, chi   glielo insegna a ingoiarlo, quando fa male come un bolo alimentare troppo grosso? A non piangere come agnelli davanti al dolore?

“Ci vuole pelo sullo stomaco”mi dicevano. Ma quale pelo e pelo.  Con la colla per la sofferenza appiccicata addosso uno ci nasce. E non te la spiccichi  manco se ti lavi con barili di  cinismo. La nascondi e impari a conviverci . Bevendo thè, trovando i colori in un parcheggio, fotografando insetti .

E allora insetto resta pure lì,  io farei lo stesso.  Il panorama è un po’ monotono ma tuttavia rassicurante.

La libertà a volte non vale la pena.

Autore: logout2016

Ego adepto terebravisse, ita scribo. O almeno così traduce google.

2 pensieri riguardo “Dissertazioni  tristi”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: