Illuminazioni sulla via della palestrina

Ho sempre adorato correre. Aprire il portone di casa e cominciare a correre. Dicono sia una droga. E un pó  drogata ero quando 10 km li facevo in condizioni climatiche che manco l’ultra-trail Gobi race ( per gli inesperti una corsa di 400 km in mezzo al deserto senza percorso segnato, solo col gps).

L’inverno qui, dove abito, il portone lo apri ma non ti vedi neanche  i piedi, la nebbia ti acceca. Io ho corso  tronfia e col gps che faceva cilecca nella nebbia più fitta, con tassi di umidità da bagno turco. 

E ad agosto ho fatto saune fantastiche correndo con 40 gradi alle due del pomeriggio.  

 Ma che vuoi, le endorfine alla fine pagano lo sforzo . Palestra io?  Mai. Sono un animale libero. Io corro, non mi stipo in un ambiente puzzolente con estranei. 

Poi un giorno, fra le innumerevoli riviste motivazionali pro-runner mi è capitata fra le mani quella subdola e sobillatrice. Quella in cui si citava un articolo scientifico e credibile: correre fa invecchiare. 😱😱😱 Ma come? Si. Soprattutto alle donne over 35. Le chiamano facce da runner. Bei culi, ma facce scavate e vecchie. Mon dieu. Ma stiamo scherzando? Io che mi impomato la faccia da quando ho 7 anni con creme antirughe?! E c’erano numeri, testimonianze, interviste a luminari dermatologi, chirurghi plastici. 

Massimo due volte a settimana per scongiurare il rischio avvizzimento. Una tragedia.

E allora mi sono iscritta in palestra. In una piccola palestra. Piccolissima. Con molti iscritti. Per seguire il consiglio del marito che ci va da quando ha memoria. 

E perché sono anche un pó cretina. Chè se sei sociopatica e con uno spazio prossemico  di sette metri difficilmente ti troverai bene in un buco dove si suda. 

Comunque oggi la crema antirughe me la sono messa, non si sa mai, e sono andata a fare lezione nella mia palestrina.

Vestita malissimo. Perché io sono  una runner, scarpe infangate e giubbetino catarifrangente. Il fouseux rosa lilla con magliettina Nike giallo ocra non ce l’ho e non lo voglio. 

La densità umana era notevole. Ho sognato la nebbia, per scongiurarne la  vista. Molti correvano, sul tapis roulant, chissà se anche quello fa invecchiare. La quarantenne davanti a me non sembrava vecchia, solo scema. Ha chiesto al vicino runner indoor( si dice così no?) cosa mangia per essere magro e atletico. E lui a un ritmo di 11 km ora e inclinazione massima: “nulla, fino alla 16. Solo caffè e sigarette”. Ah peró, un salutista. “Poi la sera mi sfondo con sei etti di pasta e sei di carne”. 

Memorizza bene la faccia,  mi dico. Non farci amicizia. Mai. Che sei medico e potresti ritrovartelo in ospedale Marica. 

Ok, vado in sala lezione. Quaranta individui di sesso ed età non omogenea. Ci dimeniamo tutti insieme al ritmo busso del peggiore autoscontro della mia infanzia. Prendo nell’ordine: tre gomitate dal nonno alla mia sinistra, una ginocchiata dalla cicciona a destra e infine una pedata dall’uomo pertica steso davanti. A meta’ lezione voglio morire. Morire si. 

E allora fanculo le rughe.

Io domani vado a correre che sta cosa qui oggi mi ha spappolato tutto il circuito dell’appagamento, lasciandomi senza endorfine. 

Mi viene da piangere a guardare Crozza, che è tutto dire.

Autore: logout2016

Ego adepto terebravisse, ita scribo. O almeno così traduce google.

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