ANTIEROI

 

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Nell’Aprile 1991 i coniugi Maso furono ammazzati nella loro villetta di Montecchia di Crosara. Avevo 12 anni, ricordo bene quel delitto. Pensai che perdere i genitori in quel modo fosse davvero orrendo. Tutti pensammo che erano ricchi, che qualcuno li avesse voluti rapinare e che la faccenda fosse finita male. Tutto qui. Orrendo, ma semplice. Nessuna congettura strampalata, così sarebbe sembrata qualsiasi altra ipotesi.

Prima della sconcertante verità.

A Novi Ligure nel 2001 una madre e il suo bambino di undici anni vennero accoltellati a morte nella loro abitazione, la figlia maggiore apparentemente sconvolta accusò degli extracomunitari. A noi tutti la faccenda puzzò un po’. Ci chiedemmo, chi subito chi poco dopo, dove fossero la figlia e il padre al momento del delitto.

Il delitto torbido, improbabile, quello fra familiari cominciava a diventare più credibile.

Ieri, a un anno dalla morte di David Bowie, Obama dice addio alla Casa Bianca. In mezzo a queste due notizie io cucino melanzane in padella e un piccolo titolo dell’ultima ora mi colpisce : “Giallo: coppia trovata morta in casa a Pontelangorino. Il figlio allerta i soccorsi.” Immediata, certa la mia consapevolezza. E’  stato lui.

Perché oramai le persone mi fanno  paura. Tanta paura.

Oggi la conferma e i nomi.

E ho fatto quello che ai tempi di Maso non era possibile. Sono andata a vedere le facce degli assassini. Li ho cercati nel loro mondo virtuale, dove tutto è pubblico. Foto, pensieri, intenti e per qualcuno, persino diari.

Facebook, Instagram, Twitter e chi più social network ha più ne metta.

 

Riccardo Vincelli e Manuel Sartori, 16 e 17 anni rispettivamente. Crollati dopo ore di interrogatorio. Il verbo crollare piace tanto ai giornalisti, lo usarono pure  per Erika e Omar, e per tanti altri assassini. Mi lascia sempre interdetta. Chi fracassa crani con un’ ascia, chi affonda coltelli più volte nel corpo di una madre o di un fratello, chi incappuccia le teste per non sporcare con sangue o pezzi di cervello il pavimento e poter agevolmente trascinare i corpi dei genitori, può crollare?

Perché non crollate prima mi verrebbe da urlare? Al solo pensiero, o al limite durante, mentre qualcuno vi implora di non ammazzarlo?

Ho cercato quelle due facce.

Ai tempi di Maso abbiamo dovuto aspettare. Le indagini, la condanna, i giornalisti, le foto e i video con la faccia coperta mentre lo caricavano in macchina, che la intravedevi giusto un po’ e mica capivi bene se era bello, brutto, cattivo.

Si, ho ceduto alla morbosa curiosità che solo il social network consente. Ma non era solo curiosità. Era anche paura. Volevo vedere se il male è riconoscibile. Così lo puoi controllare o combattere.

Le ho incontrate su Instagram quelle facce, e quelle dei loro amici.

Sono finita in un mondo fatto di foto in posa, hashtag e pensieri. Un turbinio di momenti etichettati. Alcuni squallidi.  Nessuno mi ha conquistato.

Adolescenti che ballano, ubriachi, ridono; discoteche, drink, qualcuno in mutande che si fotografa gli addominali (più di uno a dire il vero) qualcuno che insulta l’amico o l’amica dandole del frocio o lesbica,   e poco altro. Però il male non l’ho saputo riconoscere nei volti e manco l’ombra del demonio per dirla in stile più gotico.

Tante foto per pochi momenti, banali,  di vita, questo si. Ma ci sta, mi sono detta, con il narcisismo. Io bevo, mi fotografo. Io ballo, io canto, io rido, io…io…io…qualcuno sul profilo si apostrofa pure come “16 anni, solo puttane e soldi, grazie” e ha molti follower.

E allora sfoglia sfoglia credo di aver capito. Qualcosa non torna, con la mia, la nostra di adolescenza, noi che a Maso figlio non ci avevamo pensato.

A casa dei miei genitori nel cassetto della mia scrivania  c’è ancora una foto di 20 anni fa.

Ho 17 anni, i capelli rossi, i jeans strappati e sono incazzata con il mondo.  Un mio amico mi sta vomitando sulle scarpe, io rido mentre un altro si rotola per terra. Ubriachi e pure fumati se non ricordo male. Quella foto è rimasta nascosta. Perché mi sono chiesta? Perché non l’ho appesa in camera a mo’ di trofeo con su scritto qualcosa come #la sfattanza? A parte che forse non sarei uscita per tipo un anno, e questo era già un buon deterrente, ma senza fare accuse retoriche, io credo di non averla appesa perché semplicemente mi vergognavo. O meglio avevo pudore. Volevo custodire quel momento, che era mio, forse sbagliato, ma mio.

Il pudore non c’è più. Il timore di ferire qualcuno che sia amico, genitore, conoscente, non c’è più. L’illegale si può celebrare, il male rende affascinanti, invincibili. Sono convinta che dei tanti adolescenti che vanno al cinema a vedere film di supereoi pochi fanno ancora il tifo per il protagonista. Molti invece si appassionano all’antieroe.

Perché il male va di moda. E tutto torna, in un mondo in cui gli antieroi si possono arruolare per spargere dolore gratuito in tutto il mondo.

Temo che l’amore non vincerà, almeno per un bel po’.

 

 

 

 

Autore: logout2016

Ego adepto terebravisse, ita scribo. O almeno così traduce google.

1 commento su “ANTIEROI”

  1. Quando in un cesto di mele se ne trovano alcune marce, si buttano queste e si conservano le altre. Se, pero’, ci si accorge che le mele marce sono la maggior parte, si e’ portati a buttare tutto il cesto e ci si dispera per la perdita. In realta’ si dovrebbero conservare le poche mele buone, fosse anche una sola, buttare via le altre e riflettere sul perche’ sia successo un tale evento. Magari ci si e’ lasciati suggestionare dal bel colore della buccia e allora sono state scelte per quel motivo! Ma perche’ le mele marciscono? Per il contatto con altre gia’ sfatte? Anche! Per reazioni chimiche o biologiche? Perche’ mangiate dentro da un vermiciattolo? Qualunque sia la causa, va indagata! Gli adolescenti e I giovani marci dentro sembrano aumentare con il ritmo incessante del narcisismo e di un malinteso senso del perdono: perdoni so e buonismo fanno marcire il vero bene che e’ anche severita’, vergogna, umilta’. In una società che scambia come carte da poker queste carte e si gioca tutto sul tavolo dell’ opportunismo, della mediocrita’ e della vigliaccheria piu’ aberrante camuffato dall’ esteriore senso di onnipotenza e disprezzo conseguente della vita, puo’ succedere anche che giovinastri e pseudo adolescenti abbrutiti e ” vecchi” dentro uccidano in modo efferato e cinico chi, invece, dovrebbero amare e rispettare. E che pensino di essere eroi anche se in negativo. Il problema e’ che si punta il dito e ci si compiace quasi di fare denuncia del male ( vedi cronache giornalistiche e telegiornalistiche) e non si stende invece un pesante e coprente velo su certi episodi di ordinaria violenza I cui autori andrebbero isolati come virus pestilenziali e dimenticati. In fin dei conti cio’ a cui mirano nella loro nullita’ e nello squallore del loro vivere senza vero impegno e’ proprio quello che gli andrebbe negato: che ci si ricordi della loro esistenza. Che il silenzio li copra per sempre! Forse in silenzio capiranno finalmente il loro male e saranno capaci di soffrire. Il dolore, in fin dei conti, e’ catartico anche Co il male estremo. O no?

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