Che Grecia sia!

Vi racconterò alcuni aneddoti interessanti e grotteschi che forse vi faranno ridere o forse no. Li scrivo perché non voglio dimenticarli, nè perdere i coloriti dettagli, la stizza e lo stupore che hanno generato.

Se come me avete paura dell’aereo e non siete dei depressi poco inclini al viaggio ma, al contrario, amate le vacanze e il mondo, certamente avrete sperimentato tutti i mezzi di trasporto possibili e alternativi.

Personalmente avevo ipotizzato la circumnavigazione  dell’Africa su una nave cargo  per andare a trovare una mia amica in Arabia Saudita, quindi capirete che non mi arrendo.

Comunque, divagazioni a parte, nella mia personalissima classifica dei mezzi di trasporto alternativi l’auto guidata da mio marito vince.

Primo posto, incontrastata. Anche perché io in perfetto stile ragionier Filini cado in uno stato narcolettico sin dai primi minuti di marcia.

Quando mi sveglio ho la musica, il nostro cane, l’aria condizionata d’estate e il caldo in inverno, mangio se ho fame, sto comoda e se mi rompo scendo.

Secondo posto il treno, per gli stessi motivi di sopra tranne che, se scendi, difficilmente risali e questo puó inficiare sulla meta del viaggio; viaggio che a volte fai in compagnia di abominevoli vicini di sedile (vicino che si scaccola, vicino che ci prova,  o peggio, vicino che si scaccola e ci prova).

All’ultimo posto e se possibile anche più giù sta il mezzo di trasporto navale. Soprattutto se ahimè, non datemi della razzista, non stai andando  nei fiordi norvegesi insieme a  tanti norvegesi che tornano a casa.

I norvegesi non puzzano, perdonatemi. O almeno non tutti.

Tante altre e variopinte etnie salgono sulle navi che prendiamo per andare in vacanza in Grecia, Turchia, Sardegna, Croazia; navi che  imbarcano noi e persone che tornano a casa o se non ce l’hanno, se la vanno a costruire una casa.

E hanno un’idea di igiene ben lontana dalla nostra, e soprattutto dal deodorante.
Se ci fate la fila al ceck in con quaranta gradi e l’aria condizionata spenta garantisco potete apprezzare appieno l’olezzo. C’è una grande tolleranza nei confronti del sudiciume da parte delle compagnie navali. Non si può dire altrettanto nei confronti di un cane golden mansueto e profumato. Che non bercia sputazzando, nè si pulisce i piedi sui divanetti. E non si infila neanche le dita nelle orecchie rimuovendo meticolosamente il cerume. Il mio cane golden è civile. Le compagnie navali, soprattutto greche no.

 Questo lo troverete ovunque, anche sulle pareti all’aperto.  Talmente tanto abusato che alla fine una come me, rispettosa delle regole, ci si siede davanti col cangolden e spera che le vengano a dire qualcosa. Mentre scrivo ora, davanti al divieto, la mia Leyla  ronfa sotto la sedia silenziosa, che a volte mi scordo di averla portata; 

 il signore grasso davanti a me e con i capelli unti, il triplo mento e i piedi neri perché gira senza scarpe, si senza scarpe, mi sorride ogni tanto. Forse pensa che  io potrei interagire con lui e i suoi sputazzi generosi o magari che ne so, lavargli i piedi. Invece io metterei il suo bel faccione rubicondo e sudicio dentro quel cerchietto rosso sbarrato. Non credo lo sospetti minimamente perché continua a sorridermi, sarà un problema di barriera etnica chissà.

Ma alla fine sono un ottimista. E mi emoziono  nel  vedere che i proprietari di cani non mollano. Non si arrendono. Con i loro meticci, collie, bracchi, barboncini rompipalle i padroni cinofili in vacanza si mischiano con chi ha altri cani, e sorridono. E con chi cinofilo non è. Si mischiano con gli indiani che quando ti passano vicino pare vogliano mangiarsela la mia Leyla, con  i turchi terrorizzati manco avessi al guinzaglio la tigre della Malesia, i greci, i francesi, gli olandesi che con le loro tende rigorosamente quechua colonizzano i ponti della nave; gli svizzeri che abituati all’igiene asettica forse ogni tanto si imbarcano come per andare al circo, e paiono divertirsi. 

Poi ci sono io, che mi incazzo, scrivo, sbuffo, mi metto in fila obbligata con tante signore col velo, sudo, innervosita sotto il sole cocente. Loro invece sotto strati di cotone no. Penso cose terribili degne dei peggiori razzisti e  rimango col muso lungo, convinta di avere tutte le ragioni del mondo. Maledico le navi, i passeggeri e pure l’agenzia di viaggio che fanculo mi ha creato sto disagio.

Poi una delle bambine davanti a me lascia la mano della signora intelata e i suoi tre fratelli la seguono, mi fanno tutti un sorrisone e indicando il cangolden mi chiedono in coro “com elle s’apelle?” E poi cominciano a saltare felici, a dire “leyla, leyla” e ridono e corrono e pure la loro mamma ride e penso che ha dei denti bianchissimi e forse la mia età. E all’improvviso la fila è meno lunga, il sole piacevole e anche la compagnia.

Allora che Grecia sia!

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Autore: logout2016

Ego adepto terebravisse, ita scribo. O almeno così traduce google.

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