Di sogni a volte si muore

“Che tipo di New York c’è lì?”,

chiede  il giornalista.

E io rido, perché non c’è una sola New York.

Almeno per me.
Penso che il giornalista sia un coglione.

New York è la mia personale idea di possibilità.
Ma non quella della morte.

Quella no.
C’è uno spazio illimitato

fatto di strade ciclabili e fiume

aerei che sorvolano

elicotteri  che proteggono

e gente  che corre.
C’è un meraviglioso tramonto 

lungo l’Hudson.
C’è un percorso percorribile 

facile e felice.

Ci sono mille strade 

per una pedalata mai fatta

ma fattibile.

Sempre.

E poi c’è chi odia il sole

il tramonto anche se bello, bellissimo 

me, te e tutto il mondo.
Una  telefonata concitata di chi sa

che sei tornato

ma non abbandona 

l’idea  possibile

che tu sia morto.

Morto acciaccato

per sbaglio 

per vacanza

 per folle volontà.

Senza un perché.

Autore: logout2016

Ego adepto terebravisse, ita scribo. O almeno così traduce google.

1 commento su “Di sogni a volte si muore”

  1. Continua a coltivare la tua idea di America, di New York. Le radici affondano nelle coscienze, anche in quelle piu’ atrofizzate dall’odio e refrattari, e l’albero della liberta’ svettera’ sulla palude prosciugato dai seminatore di morte.

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