Sogni

Alla mia amica il parto è andato bene.

È nata una bambina bellissima, tre chili e cento. Un bel nasino. Una faccia furba.

Lei però ha ancora strizza perché ha fatto un sogno di merda una settimana prima di partorire: la zia morta, le bare.

Quella roba lì, che su supeva.it ti dicono in realtà porta bene ma tu lo sai che sotto sotto porta un po’ merda. Te lo dicono le nonne, come la mia, che di sogni ci capiscono. E infatti la figlia dell’amica mia, col nasetto all’insù, dopo due giorni è finita in terapia intensiva . Bradicardia. Mancato adattamento, forse.

Già mi è simpatica. Io sono trentanove anni e non mi sono ancora adattata.

Le ho fatto un cappellino rosa all’uncinetto, bellissimo. Ma ho sbagliato le misure.

Comunque anche io ho fatto un sogno di merda. Forse perché dieci giorni fa mi hanno operato. O forse no, chè sogni di merda li faccio sempre.

Comunque era di merda perché un gruppo di gente malintenzionata, direbbe mia nonna, voleva mettermi il guinzaglio, a casa sua. Fuggivo per le scale, favorita dal trambusto di una bara trasportata da pakistani che occupavano per metà le scale (mi parevano pakistani, sulla provenienza etnica onirica non garantisco) … fuggivo per due rampe . Poi uno degli aguzzini “guinzagliatori” mi arrivava.

Ma era bellissimo.

E io smettevo di correre.

E fra il piano terra e il primo piano il mio incubo onirico virava da una regia prettamente Hitchcock a una Bigas Luna.

Mentre lo racconto vorrei accendermi una sigaretta, ma non posso che ho fatto antibiotici fino a ieri per bronchite produttiva . Comunque …

Il bacio era vero, io lo so. Me lo ricordo e me lo ricorderò come tutti i baci dati di notte a sconosciuti. Qualche volta pure di pomeriggio , ma solo dopo aver usato molto gas per addormentare pazienti la mattina.

Era vero.

Morbido.

Curioso. E le braccia poggiate tese sul muro dietro alla testa erano tanto vere.

O almeno, dovrebbero essere così . Vibranti.

Io mi sono svegliata convinta di amare questo ragazzo con i capelli un po’ mezzi a caschetto e la faccia sconosciuta.

Chi sarà ? Il cervello che inventa le facce mi sono detta, che roba ingannevole.

Il cervello non inventa una ceppa.

Oggi davanti all’unità di terapia intensiva pediatrica guardavo dietro ai vetri e ho pensato molte cose. Primo, che la mia amica è molto stanca, ma si riprenderà. Poi che grazie alla scienza aiutiamo chi è un pó più trubbolo, come si dice a Perugia , ma rende l’idea. Malconcio, debole, incapace. Esistono una serie di gesti, rituali, che riserviamo ai deboli, che neanche possono manifestare il loro disagio. E questo fa di noi persone adeguate.

Non meravigliose.

Adeguate. Dovremmo tenerlo sempre a mente, quando scegliamo di non aiutare chi ha pochi mesi o anni in più .

Accogliere è adeguato. Ho pensato questo. Non c’è nulla di magnifico in un gesto adeguato.

Se lo si rende magnifico significa che si può scegliere.

E la gente, generalmente, sceglie di merda.

Comunque, detto questo, l’amica mia stava un po’ sotto un treno e parlava di battiti, malattie che fanno calare i battiti, ore passate lì, aiuti mancanti, monitor che magari a casa possono servire , saturimetri da comprare su Amazon…roba senza senso insomma.

E poi fra un pensiero triste e uno no, perché l’amica mia è comunque accorta, e il piacere degli occhi non lo scorda manco nel momento triste, vedendo passare il ginecologo mi fa ” oh, ma questo non è quello che…” ma io non la sento più .

Penso solo alla notte, alle braccia, al caschetto…(che poi non ha, ma la faccia si, e direi che gli donerebbe il caschetto ) …penso al mio cervello bastardo che mi ripropone chi vedo di giorno, o meglio, chi vedo ma non dovrei. E come ogni volta la scena va un po’ più lenta, non tantissimo, ma un pochino. Fai finta di vedere, giri la testa di lato, dissimuli l’imbarazzo , poi di che? Il sogno era il tuo…

ma va beh non si sa mai, l’amica tua pare un po’ perplessa . Come quando passa una roba bella.

Ci metti un attimo, anche se è un momento difficile.

Perturba.

E poi comunque prima o poi ti svegli.

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Autore: logout2016

Ego adepto terebravisse, ita scribo. O almeno così traduce google.

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