Ho imparato che

Ho imparato che se vuoi prendere un mezzo di trasporto a basso costo, come un passaggio ponte su una nave, devi condividere gli spazi.

E condividere gli spazi non è per tutti.

Il vento fuori sul ponte ti stacca l’abbronzatura dalla faccia, il sole garantisce cheratiti attiniche, i cani latrano, e non ti fanno dormire. Ai capelli si appiccia di tutto: polvere, sudore, sale, sugna delle navi. E quando scendi, all’arrivo, sembri uno scampato alla spartan race, dove non hai ottenuto manco un buon punteggio.

Se invece ti senti furbo scegli uno spazio interno ma puoi incappare vicino all’area giochi per bambini.

Orde di bambini sguinzagliati.

Ho imparato che molti bambini sono ineducati, come diceva la mia maestra delle elementari. Liberando così loro dalla colpa, e dandone una anche più grave ai genitori.

L’ho capito mentre con una mano reggevo il cane, al guinzaglio, che disperato rincorreva la palla lanciata da una bambina ineducata.

Lanci opportuni in momenti inopportuni. Perché all’altoparlante annunciavano lo sbarco. E questo significa febbricitante operosità, per chi è educato: smantellare materassini gonfiabili, rimettere asciugamani in borsa, buttare lattine di birra, bottiglie di acqua, riporre libri .

Se sei educato.

Se sei maleducato sgonfi solo il tuo materassino, sparpagli rumenta in giro e con la faccia compiaciuta ti avvii ad intasare le corsie di accesso al garage, anche se sei a piedi.

Perché i maleducati spesso sono stronzi.

Se sei più ricco e hai comprato la cabina per una tratta diurna, semplicemente non liberi la cabina.

Non la liberi fino a che non ti tirano fuori a forza dopo il quarantacinquesimo annuncio” Si prega i signori passeggeri di liberare le cabine e restituire le tessere”. Che la senti anche un po’ la stizza nella voce di chi pronuncia la frase, che vorrebbe dire ” Signori Rossi, Martellini, Frascati, sì proprio voi brutti stronzi, liberate ste cazzo di cabine che noi dobbiamo pulirle e ripartire.”

Ma la bambina non lo sa e continua a tirare la palla. Tu, con un piede schiacci il materassino per sgonfiarlo in fretta, con una mano tieni il cane che attenta alla tua cervicale strattonandoti, con l’occhio destro, benevola, simpatizzi con la bambina, Angelo di Dio, con il sinistro, di sbieco, guardi la mamma che sorride.

Ma che cazzo ridi?

Ho imparato che la convivenza fra essere umani è una roba complessa e che la visione del viaggio, della condivisione, della stessa felicità coincide un po’ con quella che ognuno di noi ha del mondo.

C’è chi dice “io sono felice così, cazzi tuoi”, e chi pensa “sono felice così, chissà se lo sei anche tu”.

E ho imparato che magari un seggiolino stretto, le gambe rannicchiate, una cinta intorno quando un segnale luminoso si accende, una coperta fuori stagione, sanno portarti tanto lontano, più di qualunque nave, lontano anche dalla gente, dai bifolchi, dai clichè, dalle paure, in uno spazio intimo, ovattato che è viaggio solo per te. E questo a volte conta, anche se all’aria preferisci l’acqua, perché sei un fobico del volo.

Ho imparato che devo imparare a prendere l’aereo.

Autore: logout2016

Ego adepto terebravisse, ita scribo. O almeno così traduce google.

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