Karima

Karima ha quattro anni, non ancora compiuti. Ma confido che li compirà, perché confido nella scienza.

I suoi genitori non parlano italiano, per niente, neanche le parole base tipo buongiorno, buonasera, dove sta il bagno. Ma si sono fidati di noi. Della nostra scienza e della nostra capacità di guarire.

La madre mette una x per firmare il consenso, perché non sa scrivere, ma fa tanti inchini. Educati, rispettosi, anche se spaventati.

Karima è arrabbiata, ma lo sarei anche io e forse molto di più. Perché la leucemia non si augura a nessuno, tantomeno a un bambino.

Si sono fidati di noi. E io il senso di responsabilità lo sento tutto. Sono io che mi inchino, dinanzi a loro, che senza comprensione della lingua hanno fatto fagotto lasciando una figlia neonata in Marocco per venire qui, da me, da noi. Perché sappiamo forse guarire. Io mi inchino . Perché ad affidarsi ci vuole un cuore della madonna. E non è disperazione. È speranza, pura e vera . Quella roba che hanno i semplici, gli umili, i poveri. Datemi della buonista, me ne frego, perché io miglioro grazie a loro. E chi dice aiutiamoli a casa loro si perde una varietà di sentimenti, multisfaccettata e unica, come unico e prezioso è ogni essere che vive e che abbiamo il dovere di non far morire.

Autore: logout2016

Ego adepto terebravisse, ita scribo. O almeno così traduce google.

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