Vetrate di morte e de-Lorean

Ditemi come si fa a cambiare il corso delle cose. Tipo tornare indietro o andare avanti per fare l’arredatore d’interni.

Datemi una de Lorean per non restare qui, con i vestiti sporchi di sangue a cercare di fare qualcosa per qualcuno che non conosco, e per cui so già che finirà male.

Io voglio elargire consigli sul mobilio, sugli arredi, una vetrata con vista lago, o mare o monti. Voglio condividere un’arte che parla di bellezza, con qualcuno che non conosco e a cui non voglio salvare la vita.

Non voglio vendere la vetrata vista morte.

“Prendiamoci un caffè, così , senza pensarci”.

“Tu quanto zucchero? ”

“Io due che la vita è amara”.

“Io mezzo, perché faccio l’arredatore d’interni e sono ottimista”.

Voglio sapere chi è, cosa sogna, se ama i quadri di Norberto e perché , magari ha fatto scout e ha visto molti frati. Voglio le sue aspettative, la sua idea di futuro . Voglio un futuro raccontato e un’anamnesi remota che non mi importa. Voglio la sua vita per poterla scordare quando posso , e per non doverla ricordare quando sono triste.

Voglio chiudere gli occhi e spegnere il cervello per non vedere il suo, fuori dalla testa, duro come un sasso. E non perché a 23 anni hai la testa dura. Perché la testa alla fine si rompe . E il cervello diventa duro come l’osso. Ma non è un buon segno. Il cervello duro non ti salva .

Una vetrata vista morte non voglio venderla. Nemmeno raccontarla agli amici, parenti, fidanzati, mariti o conoscenti .

Una vetrata che si è fatto tutto il possibile non ce la faccio più . Perché non so prendere caffè con chi è in pericolo, arredo a mala pena casa mia, e il caffè in realtà non mi piace molto. E poi perché le vetrate di casa ce le scegliamo.

Io continuo a ripetermi che ho preso quelle di capitolato. E ho sbagliato.

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Autore: logout2016

Ego adepto terebravisse, ita scribo. O almeno così traduce google.

1 commento su “Vetrate di morte e de-Lorean”

  1. Quanta amarezza, quanto sconforto, quanto disincanto si possono provare di fronte al dramma di non poter fare abbastanza per chi, sconosciuto o non, e’ il ritratto del dramma della vita che muore?

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