Parigi val bene una messa

Parigi val bene una messa. Ora forse vale più, di quel sacrificio religioso, legato alla conversione.

Parigi oggi fa male. Procura una dolorosa incertezza che si infila in mezzo al cuore dei ricordi, quelli che vorresti riprodurre all’infinito come un disco che ti piaceva tanto, ma non si può più.

E non perché sei diventato arido.

Non è più la tua Parigi, semplicemente, quella sognata e ricordata, di allora.

Parigi ti fagocitava allora e ora, questo si. Ma ora ti sputa via, senza digerirti, come un vecchio con lo stomaco stanco e pieno. Che ti fa andare a cercare qualcosa lontano, una pace prima fruibile e vicina, ora lontana e irraggiungibile. Un’ulcera che brucia, che non dà tregua; muovi i piedi , veloci, cerchi riparo, certezze. E alla fine la trovi, forse, in una piccola via colorata, cento passi di allegria, o in un quartiere un pó snob che ti fa sentire al sicuro, e in un castello quasi dimenticato anche se non ancora dismesso.

Ma quella non è Parigi, non più.

Non è il cuore.

Nel cuore c’è un mondo contaminato, che puzza, di piscio e paura. Di militari ventenni che controllano tu non muoia mentre prendi la metro alla ricerca del castello incantato. Intorno le facce del mondo, tutte insieme muoversi veloci. Sono facce sognate, raccontate in tv, colori e barbe, attitudini, modi di vivere, che osservi con aria ostile e che, ostili, ti guardano di rimando. E viceversa. Un cumulonembo di emozioni temporalesche, che fanno un temporale all’improvviso, ma non sai quando sarà. Cammini in mezzo a un meteo di sentimenti incerti, e ti senti braccato senza ombrello. Ma il cielo promette cose immensamente fiabesche. Parigi è una favola senza finale scritto. Lo hanno cancellato, è un thriller di un regista psicopatico. Ti senti bambino, spaventato, sparuto, solo, in mezzo a tanti.

La sensazione che Parigi offre è qualcosa che ha a che fare con la paura ancestrale di sopravvivere, ma non fine a se stessa. Sopravvivere per esistere e vedere, perché il bello da vedere è immenso.

Parigi è come la vita, quella non raccontata, magica a grandi tratti, e cruda senza pietà.

Parigi oggi ha a che fare con la pietà, che fa tanta paura .

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Autore: logout2016

Ego adepto terebravisse, ita scribo. O almeno così traduce google.

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