Shame

Voglio togliermi gli orpelli di dosso. Il mio modo di raccontare per parafrasi e metafore . Me ne libero.

Tolgo tutti i monili, come quando ci siamo vestiti per il covid, perché così era scritto sulle direttive appese ai muri vicino agli specchi . Specchi per specchiarti mano a mano che ti vestivi e scomparivi.

Togliere tutti i monili e vestirsi e svestirsi più volte al giorno come per andare sulla luna. Che poi non era la luna. E non eravamo astronauti . Ma solo colleghi, medici, infermieri, operatori sanitari che facevano il loro lavoro. Qualcuno ha detto eroi cavalcando l’onda o l’onta di un entusiasmo oggi per lo più scemato. E la luna era un reparto, un pronto soccorso, una terapia intensiva. La nostra di terapia intensiva ha aperto, così, all’improvviso, come le esigenze , i bisogni improcrastinabili. Da qui nasce la solidarietà, la ferrea convinzione di essere indispensabili e speciali. Quella che ti fa fare più di ciò che pensavi fosse possibile. E invece puoi farlo, insieme. Così nasce un’idea, che nella mente dei sognatori è destinata a durare, perché mossa dalle più nobili convinzioni . Che poi sono quelle di curare le persone.

Le persone si ammalano, sempre. Covid e non. Ve la racconto con parole semplici , senza orpelli e soprattutto senza covid. Almeno per ora. Restano solo le persone che hanno fatto un gruppo dentro a delle mura, che hanno condiviso molto, in un tempo ristretto ma dilatato. Mura destinate a scomparire perché a chi amministra gli intenti non interessano, non fanno budget, le motivazioni non arricchiscono. Siamo aziende con fatturati, e ci professiamo pubbliche ma per il bene privato , e per il bene del fatturato comunque, sempre. Come ha detto una mia collega siamo cerniere di una zip che si possono aprire e chiudere a piacimento.

Io ricordo notti passate in sala operatoria a prenderci cura , in tempi remoti pre coronavirus, di pazienti bisognosi di un posto in terapia intensiva. Perché posti non ce ne erano. Finiti. Pieni. Insufficienti. Malati a cui veniva negato un diritto, di cure necessarie, intensive.

In un momento in cui l’emergenza covid ci ha ricordato in modo prepotente che i posti di terapia intensiva sono sottostimati e che comunque noi sappiamo esseri grandiosi, eroici, per la rapidità di far fronte a un bisogno inveterato di mancanze, e siamo, ma soprattutto siete, così inadatti, da chiudere ciò che abbiamo aperto.

Quando ancora peraltro l’emergenza covid non è ancora rientrata. E neanche quella della mancanza di posti letto, atavica, presente in precedenza. Shame on you.

Che le persone possano perdonare queste scellerate amministrazioni che non tengono conto delle esigenze dei malati critici nè parimenti delle attitudini e passioni degli operatori sanitari. È così che si genera il caos, è così che falliscono i sistemi. Tutti.

Autore: logout2016

Ego adepto terebravisse, ita scribo. O almeno così traduce google.

4 pensieri riguardo “Shame”

  1. hai ragione e sembra che la ragione, l’evidenza, sia ereditaria. Che non c’entri con la razionalità ma solo con i limiti che sono scatole riempite un po’ di tutto, anche di porcherie, di forniture guasta, di eccessi di materiali e carenza di altri, di persone che ormai sono carenti ovunque. Hai ragione e la ragione pare non sia un sentire collettivo e si dimentica se non ci riguarda. Più che triste.

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