Armoniche

L’idea di mare che abbiamo ci è stata regalata. Molto tempo fa.

La mia ha a che fare con un vecchio tavolo da ping pong all’ingresso del bagno 38, piazzato su di un lastricato grigio incandescente a bordo spiaggia. Improvvisato su una pendenza. Che se stavi contro sole, ma schiacciavi sempre dal lato destro, facevi punto. Perché la palla, se tiravi male, passava la rete, montata storta, e prendeva anche uno strano effetto. Rotolava spesso fuori dal campo, finendo nell’intercapedine fra una cabina e la sabbia.

Infinite cabine bianche e blu . Non sapevi esattamente cosa ci fosse all’interno di ognuna ma potevi immaginare ciambelle salvagente , braccioli, canotti e una sedia, sempre. Poi, per recuperare la pallina del ping pong, a volte, chiedevi e ottenevi la chiave dal bagnino, quello che dava il nome al bagno. Giuseppe, Giovanni, che per me nella vita saranno sempre bagnini, un pó come Marta sarà sempre una parrucchiera.

E quando entravi nella cabina bianca e blu la sedia c’era sempre, ma faceva molto caldo . Perché la persiana delle cabine bianche e blu non lasciava passare abbastanza aria, ti aspettavi un ambiente fresco, in penombra. Invece era caldo, molto, umido, piccolo e sabbioso. E i rumori che provenivano da fuori riverberavano come in una grotta. La palla, in genere, quando la trovavi, era acciaccata su un lato. E non rimbalzava più.

La mia idea di estate che mi è stata regalata ha a che fare con quel piastrellato grigio bollente, che percorrevi sempre rigorosamente a piedi scalzi, fino dentro al bar , dove le mattonelle marroni erano sempre, inspiegabilmente, gelide.

Ha a che fare con i baci non dati e i costumi bagnati. Con me col ghiacciolo in mano venuta malissimo in foto. Che la potevo accartocciare e buttare. E non necessariamente in un cestino digitale. Capitava a volte che, accartocciata, la nascondessi in fondo a qualche cassetto, per poi ritrovarla decenni dopo e farmi strappare un sorriso.

Ha la consistenza dei sassi levigati, bianchi, che conservano un ricordo di ruvidezza al tatto. Ogni luogo con sassi, stagno, lago o mare che sia è per me sempre vacanza.

È la linea all’orizzonte che divide il cielo e il mare, diritta, tirata col righello.

La compostezza timida degli inizi quando temi di aver fatto la scelta sbagliata, e la certezza spavalda della fine quando pensi che non poteva andare meglio.

Ha la potenza del racconto, immutata negli anni se pure con mezzi di narrazione differenti. Quella del voler dire sono stato felice, o almeno mi sono scordato di essere triste. Che è sempre un buon qualcosa.

La mia vacanza oggi ha l’andamento improvviso e sinuoso di un branco di delfini, che disegnano un’onda armonica sulla superficie piatta di un mare sconosciuto. “Ci sono i delfini, gridate alleuja” dice qualcuno . Perché i regali arrivano all’improvviso.

E l’idea di mare che avró mi è stata ancora, di nuovo, regalata.

Autore: logout2016

Ego adepto terebravisse, ita scribo. O almeno così traduce google.

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