Ode al cervello (mio)

Il cervello ci vuole bene.

Dimentica.

Il mio è un amante perfetto.

Gli porti una giornata di sole, quattro sprazzi di estate o due foglie gialle oro dell’autunno .

E scorda.

Ti voglio bene cervello mio. Perché il fegato è più stronzo, non dimentica. Manco il polmone. Te la fa pagare prima o poi .

Tu invece cervello fai una sorta di tuffo triplo carpiato, ti immergi , l’acqua spruzza , riemergi e te ne freghi degli applausi . Custodisci un ricordo, lo rielabori, lo trasformi in sogno talvolta e se è un incubo, sai che finisce.

E lasci comunque il piacere sottile dell’inverosimile, del non è accaduto.

Due anni di tribolazioni cervello mio, puff. Spariti.

Due anni di “ho fatto qualcosa di male per meritare questo” . Puff.

Guardo un film che sa di covid, racconta ridendo della pandemia. E rido anche io. Ridiamo insieme io e te. Perché siamo passati attraverso .

Dico sempre che ce ne vorrebbero due di cervelli.

Per rendere perfettibile il perfetto.

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Autore: logout2016

Ego adepto terebravisse, ita scribo. O almeno così traduce google.

3 pensieri riguardo “Ode al cervello (mio)”

  1. È una meravigliosa mossa del cavallo, un vedere dove c’era una muro, delle crepe e tracce di vernice che nascondevano una macchina funzionante. Mi hai aperto gli occhi, hai ragione e un cervello che parla a un cervello non è un ossimoro ma un cerchio perfetto di qualità che si alimentano. Grazie non avevo mai visto le cose sotto questo aspetto.

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