Cose apprese contemplando bambini durante un pomeriggio in piscina

Innanzitutto che i tedeschi ne fanno di più , almeno tre per cominciare. E che quando il figlo più piccolo compirà diciotto anni i genitori avranno più o meno la mia età attuale. Ma questo già lo sapevo. Banale e scontata conferma. Vederlo dal vivo però fa più sconcerto.

Ho osservato attentamente un gioco semi improvvisato, età: +8, numero giocatori: due, tipologia: strategia . Lo definirei così.

Il totem del gioco è un cilindro colorato, chi lo detiene deve proteggerlo. L’avversario cerca di impossessarsene. L’ambiente di gioco è la piscina: nuoto, salti a bomba , materassini zattera a forma di pizza su cui lanciarsi , bordi della piscina su cui correre scalzi e bagnati ( nessuna madre urlante per una possibile frattura cervicale, prendono l’ombra distese come mammiferi placidi).

Un bambino è molto abbronzato, biondissimo, ma abbronzato. Vince lui secondo me. Perché i tedeschi non sono mai abbronzati, se uno di otto anni lo è significa solo due cose: corre di continuo sotto il sole e ha un pessimo carattere che impedisce ai genitori di impomatarlo a dovere con quella coltre tipo ossido di zinco che si mettono i nordici.

Il secondo giocatore, che è già in evidente svantaggio, è di contro molto bianco.

Corse, schizzi, gesti dell’abbronzato con il totem in mano sbandierato ad altezza pube a mó di fallo, frasi in tedesco che se pure sconosciute credo di interpretare correttamente per una poliglottia improvvisata e mistica, e con sconcerto aggiungerei, vista l’età dei giocatori.

Lui Vince. L’altro si affanna, nuota di sponda in sponda sbeffeggiato , sbaglia strategia, non è incalzante. Verrebbe voglia di dare una spintarella in acqua all’abbronzato e farlo capitolare fra le braccia dell’avversario. A un certo punto il gioco si ribalta, ma dura poco. Biancone prende il totem. La sua vittoria però non se la gode. Perché ora che deve essere lui a dettare le regole, a deridere, improvvisare balletti di sberleffo, ammesso che ne sia capace, ma non credo, abbronzato infila le pantofole e pronuncia rigido qualcosa in tedesco. Che credo sia “non gioco più “.

Ecco ho capito questa cosa.

Che i veri stronzi sono così. Sin da bambini. Finché vincono ti sputano addosso la saliva delle loro risate di scherno, quando sono messi in discussione semplicemente non partecipano più. Negandoti il diritto di rivincita.

Ho ascoltato più volte la parola detta in faccia all’avversario da abbronzatone che si defilava sotto l’ombrellone con tutto il piglio dei suoi otto anni. Verlierer, verlierer. Detto forte senza urlare , come solo i tedeschi sanno fare.

Significa perdente ho scoperto. E mi è venuto da ridere, cioè lui, che ha finalmente perso, dà del perdente al vincitore. Che col totem in mano e lo sguardo triste vuole solo continuare a giocare.

So ist das leben. Già che c’ero ho cercato sul traduttore

-così è la vita- .

Autore: logout2016

Ego adepto terebravisse, ita scribo. O almeno così traduce google.

1 commento su “Cose apprese contemplando bambini durante un pomeriggio in piscina”

  1. Non credo ci sia una morale ma forse un insegnamento lo capisco, chi è abituato a vincere e non sa perdere. I migliori sono contenti e risolvono con una risata, dicendo:giochiamo? Gli altri portano via il pallone e si negano il gioco gli hanno insegnato ad essere solo vincenti. Auguro a Pietro che apprenda l’allegria del perdere e del vincere e che ci sia sempre una risata che lo accompagna. Ma io non sono la persona giusta per queste riflessioni, perché se vincevo mi dispiaceva.

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