Epifania

Epifania porta via questa malinconia delle feste andate via,

Per i depressi, gli oziosi indefessi,

Per gli infelici e riottosi , che non sanno essere baldanzosi,

Porta via tutto, agli avanzi di tristezza penso io, li butto.

Primavera ti aspetto, stupiscimi

e ti prego, arriva di getto.

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Miracoli

Non mi sei mancata consapevolezza, caducità e arrendevolezza. In questo anno di assenza, di lavata di spugna, della vita che urla aggrappata, di piccole teste lucide, e facce paffute.

Non mi è mancata quella sensazione di gelo e caldo che rizza i peli quando vuoi dire o chiedere ma non sai nè cosa nè perché , e tiri giù il bordo della manica per non mostrare che ti addolori. La pelle non sa mentire.

Un baratro grande inghiotte la mia e le nostre felicità, si chiama empatia.

Non mi sei mancata con le tue tante sigle che affliggono l’infanzia, prima ti vedevo a bordo strada, e risoluta, scientifica, pensavo che curando avrei trovato la pace. Ora l’amore mi ha reso fragile, e compartecipando con il cuore la mente si annebbia. E un pezzo di me che ce la faceva prima, ora non ce la fa più .

Sono diventata un medico incompleto, ho perso il sangue freddo, la bussola, l’equilibrio di chi è funambolo ma con le funi di protezione. E nell’ascoltare le parole di chi è cinico per ridondanza e assuefazione mi commuovo, ma non posso:

“Se ce la fa è il miracolo di questo Natale”

Confusione

Gli occhi rossi, crepati. Piccoli capillari che fanno capolino in una notte vissuta dentro le mura della possibilità. Sospesi tutti, chi agisce e chi si affida.

La drammatica condivisione della malattia, la imperturbabile certezza della morte, e la sfida che qualcosa ancora può essere fatto.

La voglia di prendere a calci l’aria , di grattare via l’intonaco del tempo e pittarlo di nuovo.

La confusione di chi crede che essere capace sia abbastanza.

La rabbia repressa di chi è defilato per abitudine, mai aggressivo per educazione, educato per insegnamento .

E la infinita tristezza che accompagna la sconfitta annunciata, che straccia via senza cuore il cuore che ci hai messo, e lo fa a brandelli . Piccoli pezzetti di te che il caso si porta via , e non tornano più.

E spezzettato, remissivo e defilato hai sempre tante domande e poche risposte .

Libertà

Osservo la linea che ti collega le sopracciglia , e fa da tetto agli occhi . Arcuata ma non troppo, sensibile seppur ancora non abbastanza . Sicuramente delineata ma non sinceramente fortificata . Una linea che è un disegno nella mia mente, e rimanda ad altro. A chi sarai, a come vivrai questa vita. Se saprai accigliarti a sproposito o ammiccare a tempo debito.

Un mondo infinito di possibilità.

Vorrei aggrapparmi agli speroni di quelle sopracciglia che sfuggono , per raccontarti che tutto ha un perché . Ma è il mio chiedere perché, non il tuo. Costruiamo storie e abbiamo castelli in aria da raccontare, ma l’amore vero ci spiazza e ci rende piccoli piccoli.

Tu sei nato forte, perché nella mancanza hai potuto trovare la vita. E noi pure.

Una linea che si è unita , di sopracciglia aggrottate e intenti, che a volte se ci penso non so, fa comparire un brivido felice.

Perché la felicità va raccontata e per necessità semplicemente liberata.

Ottobre

È un incedere lento e potente quello di questo ottobre, lungo i campi spogli , saccheggiati e di nuovo arati . Raffiche di vento si rincorrono, e portano ognuna un profumo di ciò che è stato.

Si avviluppano in piccoli abbracci come tornadi festosi ed è così che si mescolano i volti e le storie di chi per queste strade bianche imbrecciate è transitato ed è invecchiato.

Un uomo cammina col suo cane, un volto scarno, lungo e bianco in punta, una zampa ha ceduto, si ferma per un saluto. E poi proseguono, semplicemente.

Il sole ricorda e racconta maggio, un tempo sospeso dipinge se stesso e il silenzio intona una canzone perfetta.

Amore e dna

C’è una commistione di geni snodabili, dna, e chimere, che raccontano ai figli da dove vengono . Un approdo certo, un’immagine da osservare e semmai da ricordare.

C’è un mondo che la genetica di scienza non conosce e non sa , mi chiedo perché dovrei saperlo io. Perché io debbba spiegare, edulcolorare e narrare la possibilità.

Guardo una foto con lo zoom e penso che ti somiglio mamma, ma io sono diversa . Per molti anche se non per tutti.

C’è nell’alternativo modo di sopravvivere un bellissimo esempio di come vivere.

A chi somigli ? A te diceva mia zia, somigli a te e a te solo.

C’è una possibilità . Una frase banale che racchiude un infinito .

Ci sono domande a cui risponderò , non sarò sempre perfetta. Certamente spesso incongrua, con affetto ti dirò che appartieni alla vita e a lei devi rispondere , che ti è entrata dentro come tu in me, che c’è una mescolanza anche se non genetica di me e te. Che se ci penso è noi e te soltanto .

Perché ti amo come la luce, e la notte e il sangue che esce e rientra , come un tramonto e l’alba. Ti amo così tanto che le parole cadono, si smembrano.

Ti amo che mi fai paura , perché esisto solo ora che so con certezza che tu esisti.

La delicatezza dell’amore

Dove lo avete preso? Lo avete scelto?

Mi ha chiesto oggi un collega, che di lavoro fa il medico e per giunta si occupa di chirurgia pediatrica. Verrebbe da credere, o meglio confidare, che, vista la professione, egli si sia negli anni di onorata e, ahimè , stimata carriera, rifornito di empatia, ragionevolezza e buon senso.

Invece no.

Dove lo avete preso smuove un mondo di dissenso all’improvviso e verrebbe da ribattere con il sarcasmo, come nei tanti video che circolano in rete sul tema dell’adozione, perché pare sia l’unica arma rimasta a disposizione verso gli imbecilli. Verrebbe da rispondere “ma sai in ferramenta vicino a casa, lo abbiamo preso lì, se ti interessa fanno ottimi sconti”.

Il tema, si sente dire, è delicato, un giustificativo che intende scagionare gli inopportuni e i cretini.

Ignoranza unita a curiosità e scarsa empatia uguale mediocre inadeguatezza. E invero, oltre a un moto di stizza istantaneo, provo sempre profonda pena.

“Lo avete scelto? “

“Sai che ti somiglia, che fortuna, pensa se era biondo”.

“Ma poi guarda alla fine i figli finiscono per somigliare ai genitori un po’ come i cani ai padroni”.

Diceva il mio professore durante la scuola di specializzazione “se hai un dubbio, una curiosità, studia. E nel mentre stai zitto”. Non giustifico più chi chiede ignorando i percorsi attraversati e le modalità abbracciate , chi non usa questo potente mezzo che è la rete per fini nobili di informazione . Non giustifico più chi non apprende da solo le regole che sottendono alla comunicazione verbale e non, chi sceglie di non ragguargliarsi su argomenti che a quanto pare stuzzicano molto la curiosità.

I figli non si scelgono, è stato detto. Frase assioma che circola credo dall’alba dei tempi. E manco i genitori, dicevano i nonni quando in crisi mistica adolescenziale uno si arrabbiava con la mamma o il papà.

L’amore si sceglie e ci sceglie , come succede con una strada. E a me pare così semplice.

La mancanza di amore, quella si che sa essere molto indelicata. E di questo bisognerebbe parlare.

Matrimoni

Esiste una dimensione di possibilità , che alcuni sanno allargare per consentirsi ciò che loro spetta, facendosi beffa delle convenzioni. È un oltrepassare gli argini della consuetudine, una presa di coscienza di un diritto conquistato. Una legalità che incorona il tempo e la pazienza , una necessità che sottoscrive l’amore.

Perché l’amore esiste, a prescindere, ma quando viene suggellato, ritualizzato, ambisce a essere qualcosa di reale, possibile e fruibile.

Nel “Mi vorrei risposare con te” di chi osserva si racchiude la potenza di alcuni cerimoniali , la loro carica evocativa , perché siamo affamati di emozioni. Spesso garbatamente distratti con la mente, ma partecipi col cuore. Il cuore non mente , non si amalgama al sentire comune.

Il cuore batte anche a mente spenta , è il più irrequieto degli organi , il più anarchico.

Oggi ho pensato che si può essere felici, senza essere sempre vicini. Che l’amore è una scalinata, per chi lo cerca e per chi lo osserva , per chi lo racconta, per i colori e le canzoni, per chi lo costruisce, per la pietra calpestata, per le crepe dell’incongruenza .

L’amore trova il suo posto, e capace di celebrarsi, vivendo resiste.

Amore

A 43 anni ho capito che esistono tante forme di amore.

Ma una sola è quella che conta.

Ti puoi illudere che funzionino tutte, se sei un sognatore incallito, o smascherare subito le altre, da buon disilluso realista.

C’è l’amore a tavolino, che soppesa cosa fai, perché e come . Batte cassa e rende il resto, spesso risicato, a volte la mancia, confondendoti.

C’è l’amore del tu mi fai stare bene quando dico io, con i miei tempi, i miei desideri. Non sono i tuoi? Come diamine è possibile? Peccato.

Quello dell’adolescenza, che avvampa, e il ricordo solo ancora è capace di accendere un sogno che non c’è più. E neanche tu.

L’amore per trasporto di intenti, più o meno nobili, che accomuna, avvolge, ma si esaurisce quando si raggiunge lo scopo. E lascia spazio alla nostalgia.

E quello che si nutre di mancanze, debolezze e bersagli comuni. Che costruisce una relazione sul dolore, lo amplifica e perpetua.

Poi c’è un amore fondante, permanente, che è sogno e dono . Preparazione, tragitto e meta.

Una indissolubile capacità legante, una corda che anche se tesa fino al punto massimo di trazione resiste, e si riassembla filo per filo, contro ogni legge della fisica.

L’amore vero sa, investito da una perenne epifania aggiusta il tiro. Cura, tende la mani anche se le nascondi dietro la schiena.

Sbeffeggia la superbia e fa una carezza alla caparbietà quando è stanca.

Prende per mano la timidezza e la porta a ballare.

Vento

Il vento in Sardegna dimentica il suo suono e imita quello del mare. Soffia raffiche potenti che inondano le bouganville e scuotono i rami dei ginepri. Si ancora a volte in corridoi stretti a mattoncini, fra strade affastellate, poi si ricrede e gira su se stesso, all’improvviso. Si spinge oltre e quando si sente libero canta forte.

Il vento è mare, nave e naufragio. È sonoro ma intona un silenzio, melanconico, allegro, estroverso e diffidente.

Profuma di storie raccontate, trasportate, ha la consapevolezza della sabbia che si infila dove può e dove può restare. Tenace, a volte irritante, sembra riderti in faccia mentre osservi e ascolti, respiri e nuoti .

Il nulla che accade ti imprigiona, e rapito vivi.