Armonia

Quando da piccola sognavo i morti mi dicevi con aria preoccupata “toccherà fargli dire una messa”.

Ti sogno spesso, ridi sempre. So che stai bene, nessun purgatorio che possa essere addolcito da quattro preghiere.

Sei l’accordo di tonica quando mi sveglio , la certezza. Quell’armonia che rimane dubbia, solo per un po’, ma sai dove va a parare.

Ti hanno solo sospesa .

Fai dei giri armonici, e torni sempre , come le tonalità maggiori.

Pensieri aerei

Un aeroplanino piccolo di plastica vola.

Vola ai tuoi occhi perché può volare.

Senza chiedersi come mai, senza interpellare le leggi della fisica che ne regolamentano il moto.

In realtà vola perché è sostenuto.

Ma tu non lo sai.

Scordiamo spesso che vale per ogni cosa , cerchiamo risposte.

E cessiamo di essere osservatori partecipi.

Facciamo voli immaginifici, sognandoci diversi, e andrebbe bene così.

Se non arrivasse il tarlo del : posso atterrare da solo? Senza neanche un ILS?.

Scegliamo di diventare piloti esperti , anche se è frustrante.

A volte non possiamo più. La nebbia del tempo passato ci ha reso incapaci di grandi cose.

Per questo ti guardo ammirata.

Tu che guardi l’aereoplano senza un ombra di disagio. Senza essere pilota sai che lui può atterrare ovunque, e da osservatore,

sei semplicemente un pilota felice.

L’uomo fog

Quando diventi mamma, tutte le mamme del mondo, compresa la tua, quella di tuo marito, le amiche mamme e financo le amiche mamme delle amiche che però non sono amiche tue, cominciano a tormentarti con il meteo. È freddo, è rigido, c’è la nebbia. E altri meravigliosi epiteti climatici, freddo penetrante, aria pungente, umidità relativa altissima… che manco fossero delle meteorine. A me del meteo ha sempre importato poco. Non lo guardo, anche perché tanto non è che posso scendere a compromessi:”Senti scusa, vento di grecale, che ti sposti e tiri da sud così diventi scirocco e fa meno freddo?”

Ma quello della nebbia è forse il tarlo materno maggiore. Prima non importava a nessuna se qui dove vivo a novembre passeggio in una sorta di brughiera in stile Jane Eyre, ora è tutto un “ma có sta nebbia dove vai?. Guarda che entra nelle ossa”.

Io ho capito. Deve essere un retaggio di paure infantili che si perpetua in età adulta. L’uomo fog, che avvolge te e tuo figlio e vi porta via, all’unisono.

E poi ti controllano eh, tramite questo meraviglioso strumento di messaggistica instantanea che è whattsup. Che non basta dire è tutto a posto tranquille, eh no… vogliono la foto per vedere se menti. Se l’uomo fog ti sta avvolgendo, se sei snaturata, uscita fra le sue braccia. Ti vogliono proteggere le amiche mamme. E mi viene in mente quando da ragazzini si sceglievano gli amici di penna in riviste con annunci tipo “cioè”, potevi scriverti con persone di tutto il mondo. Ecco, io sogno un’ amica mamma scozzese, e per quando non ho voglia di scrivere in inglese anche una della Val Padana.

Va bene lo stesso.

Io ti vedo

Esistono attimi di illuminata epifania.

Istanti cercati quando dubbioso annaspavi chiedendo risposte.

All’improvviso le incontri , quando le domande sono sottoterra insieme al peso dello sconforto.

A volte cerchi una penna per scrivere e non la trovi. Altre volte la trovi e ti viene voglia di scrivere.

Non è con l’abitudine al gesto che si costruisce un’ amicizia , nè figuriamoci un amore.

È con il sentire insieme.

“Io ti vedo” recitavano in un bel film.

Credo alle anime che si incontrano, e si vedono, a discapito delle circostanze.

Non credo alle scuse, alla lontananza, al do ut des; credo che l’amore è un sole grande capace di scaldare a immensa distanza e a qualunque costo.

Voglio essere sole per te.

Di questo ho assoluta certezza.

Feng shui

Mio figlio si gratta forte la fronte quando è nervoso;

A volte si graffia le guance quando non riesce a dormire;

Strofina con insistenza, sfrega le manine contro la pelle senza apparente sollievo.

Mi sono interrogata sul perché , ho cercato di impedirglielo. Gli parlo, lo accarezzo, lo rinfranco .

Ho pensato “perché lo fa?”

Perché?

E mentre penso strofino la mia faccia, il collo, le sopracciglia, la fronte , gli occhi e le guance.

Tu, che non sei nato da me, di me hai le nevrosi, e mi specchio nelle tue dita nervose. Ti accarezzo, come dice la scienza, ma non sembra bastare, lo farò di più.

Mi gratto la faccia da sempre, e ce l’ho quasi, sembrerebbe , fatta.

Amore mio, la soluzione è che sei un pensatore e ci siamo trovati,

solo semplicemente pensandoti.

Ode al cervello (mio)

Il cervello ci vuole bene.

Dimentica.

Il mio è un amante perfetto.

Gli porti una giornata di sole, quattro sprazzi di estate o due foglie gialle oro dell’autunno .

E scorda.

Ti voglio bene cervello mio. Perché il fegato è più stronzo, non dimentica. Manco il polmone. Te la fa pagare prima o poi .

Tu invece cervello fai una sorta di tuffo triplo carpiato, ti immergi , l’acqua spruzza , riemergi e te ne freghi degli applausi . Custodisci un ricordo, lo rielabori, lo trasformi in sogno talvolta e se è un incubo, sai che finisce.

E lasci comunque il piacere sottile dell’inverosimile, del non è accaduto.

Due anni di tribolazioni cervello mio, puff. Spariti.

Due anni di “ho fatto qualcosa di male per meritare questo” . Puff.

Guardo un film che sa di covid, racconta ridendo della pandemia. E rido anche io. Ridiamo insieme io e te. Perché siamo passati attraverso .

Dico sempre che ce ne vorrebbero due di cervelli.

Per rendere perfettibile il perfetto.

Pietro

Sei risoluto, senza essere caparbio.

Urli potente , come l’inatteso.

Poi ridi, all’improvviso.

Sei un piccolo mondo,

energico e concentrato.

Ti guardo dormire

e ogni capello, ciglia,

ogni piega della pelle

ha un suo ritmo .

Sei una sinfonia.

Custodisci intatta, senza alcuna consapevolezza, la bellezza del dono.

Sei vita travolgente,

prepotente e tenera.

Che vuole solo esistere.

Mani

Una penna dalla punta fine mi ricorda

che si può scrivere e dire i pensieri

in tanti modi.

Diversi.

Scorre veloce, quasi senza pensare.

Io penso alle mani.

Quelle che scrivono, gesticolano, accarezzano.

Mani chiuse a pugno, per afferrare la vita.

O aperte, serene, per renderla.

Cosi mi hanno spiegato un giorno, bellissimo.

Le mie sono nervose, ci sto lavorando.

Ma le tue non le dimentico;

una vena blu

a crocevia fra il medio e l’anulare,

le unghie curate,

a volte no.

Basta spingere la penna sul foglio

con una sola mano

e tutto cambia .

Il detto, pensato, immaginato,

scritto e non.

Mi manchi e altro non so.

Verde maggio

Quando guardo il mondo

penso ci sia un colore di troppo

sopravvalutato.

E uno in meno

poco celebrato .

Un tramonto sa essere arrogante,

un mare borioso,

un’estate ombrosa.

E un nero troppo funereo.

Il verde sempre mi convince,

dicono calmi l’anima.

Sempre ponderato.

E mai in eccesso.

Me lo hai insegnato tu il verde,

se ti penso .

Sei una coperta verde

una passeggiata improvvisata

una siepe appena piantata.

Sei verde come le piante

sul balcone

che se le annaffi non muoiono

o forse si,

se sei distratto.

Verde come il mare

quando il fondale è sassoso.

Verdi le luci

la sera

sull’acqua delle piscine in vacanza

al tramonto

lontane

Ma vicine , perché casa eri tu.

Verde è maggio

che si tinge ed esplode

in attesa dell’estate.

Colora il possibile,

cedi al vento mite ,

cadono i fiori.

L’aria è tiepida.

Si può anche morire a maggio .

O tornare a vivere per sempre.