Verde maggio

Quando guardo il mondo

penso ci sia un colore di troppo

sopravvalutato.

E uno in meno

poco celebrato .

Un tramonto sa essere arrogante,

un mare borioso,

un’estate ombrosa.

E un nero troppo funereo.

Il verde sempre mi convince,

dicono calmi l’anima.

Sempre ponderato.

E mai in eccesso.

Me lo hai insegnato tu il verde,

se ti penso .

Sei una coperta verde

una passeggiata improvvisata

una siepe appena piantata.

Sei verde come le piante

sul balcone

che se le annaffi non muoiono

o forse si,

se sei distratto.

Verde come il mare

quando il fondale è sassoso.

Verdi le luci

la sera

sull’acqua delle piscine in vacanza

al tramonto

lontane

Ma vicine , perché casa eri tu.

Verde è maggio

che si tinge ed esplode

in attesa dell’estate.

Colora il possibile,

cedi al vento mite ,

cadono i fiori.

L’aria è tiepida.

Si può anche morire a maggio .

O tornare a vivere per sempre.

Adieu Facebook!

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La nostra vicina di appartamento qui in Sardegna è francese. E’ una signora bionda sulla cinquantina. Viaggia da sola. Tutte le sere si mette in veranda con un taccuino, e scrive. Si prepara uno spritz e scrive. Mi racconta anche in un italiano raffazzonato e improbabile le spiagge che ha visitato e le cose che ha mangiato. E’ sempre molto attenta ai   consigli che Mattia elargisce sulla Sardegna. Ogni sera mi ripropongo di invitarla a cena nella nostra parte di veranda, poi non lo faccio.

Racconto questo perché oggi, vuoi perché i compleanni mi mettono tristezza, vuoi perché a 37 anni mi sono svegliata più saggia, ho capito una cosa. Che non si può essere social sul network a metà. Soprattutto se si è non social nella realtà. Perché prima o poi qualcuno o qualcosa ti ricorderà che non c’è privacy nemmeno con cento restrizioni e che i rapporti umani sono già tanto complessi nella realtà vera, figuriamoci in quella virtuale.

Non voglio più scaricare programmi per filtri fotografici perché i colori così siano più belli, ma non reali; non voglio più arrovellarmi il cervello chiedendomi chi scrive cosa e con quale intento; e non voglio neanche più impicciarmi di come passa le vacanze qualcuno e con chi, o peggio, farne argomento di conversazione.

Non voglio più essere social, ecco.

Da domani comprerò un taccuino e a fine giornata forse ci scriverò qualcosa, come si faceva da bambini con i diari. Comincerò a fare foto con colori veri con la mia macchina fotografica e le appenderò sulla bacheca di casa. E se avrò voglia di parlare con qualcuno parlerò con il marito, l’amico, l’amica, i vicini di ombrellone o di stanza. E con chiunque abbia voglia di ascoltarmi.

Comincio invitando a cena la signora francese.

Concludo dicendo che se funziona come per le sigarette, la terza volta è quella buona.

Ciao Facebook.