Vademecum funereo ovvero l’arte di non piangere a un funerale

 

PUNTO 1: non andate ai funerali, rientrando così di diritto in quella categoria eterogenea e multisfaccettata dei “io non ce la faccio”. Categoria che abbraccia molti, dai disperati agli stronzi. Stronzi come quelli che manco la mamma in ospedale vanno a trovare perché ” io non ce la faccio” e poi si fanno beatamente i cazzi  propri senza mezzo pensiero.

Disperati, come me , che per i pochi a cui vanno soffrono prima, durante e dopo. E per vari mesi, con acuzie di follia in mezzo ai pianti inconsolabili.

Gli stronzi in genere resistono a lungo, i disperati cedono e cominciano ad andare a tutti i funerali. Lo fanno per amore, perché cercano risposte, perché oltre che disperati, invecchiando, diventano anche un pochino masochisti. E poi perché svicola svicola a qualcuno devi pure andare per non sembrare stronzo.

Quindi a tutti i disperati e a tutti coloro che vanno ai funerali

PUNTO 2: Non arrivate mai in anticipo.

“L’attesa del piacere è essa stessa piacere” vale solo per il piacere. L’attesa della bara è devastante: il sommesso cigolio dell’aggeggio porta bara, l’apertura del grande portone della chiesa, il chiacchiericcio smorzato. Le teste che all’unisono si girano verso l’ingresso, manco arrivasse la sposa.

Da evitare.

Quindi se il funerale è alle 11 arrivate almeno alle 11 e 10.

PUNTO 3: Il prete. E qui si apre un mondo. In breve vi dico che se è particolarmente abile e toccante come oratore, se conosceva il defunto e dice quindi cose sensate (alcuni non sanno manco il nome del morto e intartagliano) se siete suscettibili al tentativo di consolare l’inconsolabile, beh, non ascoltatelo. Distraetevi. Contate le panche, i lumini vicino all’ingresso, contate gli affreschi, gli oggetti sul tavolo del prete, osservate la chiesa e chiedetevi se è barocca, medioevale, paleocristiana…Cose così.

Se siete atei ferventi ascoltate pure senza piangere riservandovi il personalissimo diritto di serrare le labbra infastiditi e scuotere la testa. E di non ripetere insieme a tutti più volte cose come ” il signore è mio pastore non manco di nulla” perché il morto vi manca e vi mancherà.

Per evitare di incazzarvi comunque potete contare pure voi.

PUNTO 4: la/le perpetue. Osservatele, vi rallegreranno. E non per l’aspetto che è rimasto immutato dai tempi del Manzoni, ma perché sono in numero direttamente proporzionale ai partecipanti. Tempo fa al funerale di un ragazzo con pochi amici eravamo quattro gatti, e vestiti maluccio. La messa è durata quindici minuti e manco una perpetua. Quasi a dirci “guarda sti poracci”. Muore un uomo stimato, amato, la chiesa si riempie, la predica dura un’ora e mezza e alla fine sbucano tre perpetue. Quando si dice il caso.

E se questo vademecum non è servito e dovete proprio piangere, mi raccomando piangete con moderazione. Anzi in proporzione  a quanto conoscevate il defunto, non una lacrima in più, non una in meno. Eh mi raccomando, non mollate al desiderio catartico e liberatorio di piangere per la precaria condizione umana. Qualcuno potrebbe accorgersene.

“Ma secondo te lo conosceva bene?”

“Boh, non lo so”

“Perchè guarda dice che al funerale ha pianto davvero troppo…insomma, inopportuno”

Perché qualche stronzo alla fine molla e ci va a un funerale.