L’uomo fog

Quando diventi mamma, tutte le mamme del mondo, compresa la tua, quella di tuo marito, le amiche mamme e financo le amiche mamme delle amiche che però non sono amiche tue, cominciano a tormentarti con il meteo. È freddo, è rigido, c’è la nebbia. E altri meravigliosi epiteti climatici, freddo penetrante, aria pungente, umidità relativa altissima… che manco fossero delle meteorine. A me del meteo ha sempre importato poco. Non lo guardo, anche perché tanto non è che posso scendere a compromessi:”Senti scusa, vento di grecale, che ti sposti e tiri da sud così diventi scirocco e fa meno freddo?”

Ma quello della nebbia è forse il tarlo materno maggiore. Prima non importava a nessuna se qui dove vivo a novembre passeggio in una sorta di brughiera in stile Jane Eyre, ora è tutto un “ma có sta nebbia dove vai?. Guarda che entra nelle ossa”.

Io ho capito. Deve essere un retaggio di paure infantili che si perpetua in età adulta. L’uomo fog, che avvolge te e tuo figlio e vi porta via, all’unisono.

E poi ti controllano eh, tramite questo meraviglioso strumento di messaggistica instantanea che è whattsup. Che non basta dire è tutto a posto tranquille, eh no… vogliono la foto per vedere se menti. Se l’uomo fog ti sta avvolgendo, se sei snaturata, uscita fra le sue braccia. Ti vogliono proteggere le amiche mamme. E mi viene in mente quando da ragazzini si sceglievano gli amici di penna in riviste con annunci tipo “cioè”, potevi scriverti con persone di tutto il mondo. Ecco, io sogno un’ amica mamma scozzese, e per quando non ho voglia di scrivere in inglese anche una della Val Padana.

Va bene lo stesso.